Matteo Prati - Chi sono
Matteo Prati
Psichiatra e Psicoterapeuta
Il mio percorso professionale si è sviluppato lungo due direzioni che considero entrambe fondamentali.
Da una parte la formazione medica e psichiatrica, che permette di comprendere la sofferenza psicologica anche dal punto di vista biologico e clinico.
Dall’altra la formazione come psicologo e psicoterapeuta, utile per la comprensione della storia personale, delle relazioni e dei significati che ogni persona attribuisce alla propria esperienza.
Nel mio lavoro queste due dimensioni non sono separate.
Sono iscritto all’Ordine dei Medici della Provincia di Pistoia con il numero 2420 e all’Ordine degli Psicologi della Toscana con il numero 3506.
Credo che la sofferenza psicologica non possa essere ridotta né esclusivamente a un problema biologico né soltanto a una questione psicologica.
Ogni persona è molto più complessa di una diagnosi o di una categoria.
Per questo cerco di costruire percorsi personalizzati, in cui farmacoterapia, psicoterapia e riflessione clinica possano dialogare tra loro senza rigidità.
Il mio modo di lavorare
Nel lavoro clinico cerco di mantenere alcune linee guida molto chiare. La prima è l’ascolto. Ogni persona arriva con una storia diversa, e prima di qualsiasi decisione è importante comprenderla davvero.
La seconda è la personalizzazione del percorso. Non esistono soluzioni standard valide per tutti.
Ogni percorso si costruisce nel tempo, in base alla storia, alle difficoltà e alle risorse della persona che ho davanti.
La terza è l’integrazione tra strumenti diversi.
In alcune situazioni la psicoterapia è lo strumento principale.
In altre può essere utile integrare una valutazione psichiatrica o un trattamento farmacologico. Quando vengono utilizzati, i farmaci non rappresentano mai una soluzione isolata, ma uno strumento all’interno di un percorso più ampio. Il cuore del lavoro resta sempre la relazione terapeutica, cioè lo spazio di dialogo e comprensione che si costruisce nel tempo.
Lo studio
Ricevo a Pistoia, in presenza, ma svolgo colloqui anche online.
Entrambe le modalità offrono uno spazio di ascolto e riflessione, in cui affrontare con calma e attenzione ciò che sta accadendo. Il lavoro può svolgersi in presenza o a distanza, con pari dignitàclinica e continuità terapeutica. La scelta tra presenza e distanza viene definita insieme, in base alle esigenze della persona e alle caratteristiche del lavoro.
Formazione
Laurea in Medicina e Chirurgia
Università degli Studi di Firenze
Laurea in Psicologia
Università degli Studi di Firenze
Specializzazione in Psichiatria
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva-Comportamentale
Istituto Miller di Genova
Specializzazione in Psicologia Oncologica
Istituto Regina Elena di Roma
Ulteriori percorsi di specializzazione
Perfezionamento in Psicopatologia Penitenziaria
Perfezionamento in Fitoterapia e Fitovigilanza
Esperienza clinica
Lavoro nell’ambito della salute mentale dal 2004, inizialmente come psicologo e psicoterapeuta e poi anche come medico psichiatra. Nel corso degli anni ho maturato esperienza in diversi contesti, tra cui: servizi di salute mentale pubblici, comunità terapeutiche, carcere, medicina di famiglia, ambulatorio privato, oltre ad attività di consulenza tecnica di parte in occasione di CTU. Queste esperienze hanno contribuito a costruire uno sguardo clinico attento alla complessità delle situazioni e alla varietà delle storie individuali.
Pubblicazioni e scrittura
Accanto al lavoro clinico ho sempre coltivato un interesse per la dimensione culturale della salute mentale. Comprendere la sofferenza psicologica non significa solo trattare i sintomi, ma anche provare a riflettere sul modo in cui le persone danno senso alla propria esperienza. Per questo nel tempo ho partecipato a progetti editoriali e attività di scrittura dedicati ai temi della psichiatria, della psicoterapia e più in generale della medicina. La scrittura rappresenta per me uno spazio di riflessione che affianca il lavoro clinico e permette di approfondire alcune domande fondamentali: come comprendiamo oggi la sofferenza psicologica quale rapporto esiste tra esperienza personale e diagnosi quale ruolo ha la dimensione culturale nella cura